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La sostenibilità che fa bene ai leader

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La sostenibilità che fa bene ai leader

Peter Brown, Managing Director Fischer-Brown

Peter Brown, Managing Director Fischer-Brown e membro del Medinge Group

I profondi mutamenti a livello globale stanno investendo il mondo delle imprese e richiedono manager preparati ad affrontare al meglio le sfide del presente e del futuro.

Superata la logica della Responsabilità Sociale d’Impresa realizzata attraverso azioni filantropiche o attività accessorie, la Sostenibilità deve far parte della strategia aziendale entrando nel cuore dell’impresa e determinando un cambiamento dei valori su cui si basano i modelli di business.

Questo impulso al rinnovamento profondo si iscrive all’interno di una strategia di sostenibilità mondiale, come auspicato dal Global Compact, il patto globale proposto nel 2000 da Kofi Annan, allora Segretario Generale dell’ONU, con lo scopo di promuovere una cultura attenta ai diritti umani, al benessere dei lavoratori, alla tutela dell’ambiente e alla lotta alla corruzione.

Questo patto per un’economia globale sostenibile, in cui gli interessi dell’impresa sono allineati agli obiettivi della comunità internazionale, si è trasformato nel 2015 nel programma Sustainable Development Goals, i 17 obiettivi sostenibili da raggiungere entro il 2030.

Il concetto della RSI fu introdotto dalla Commissione Europea per la prima volta nel 2001 nel Libro Verde, prodotto per rafforzare la strategia comunitaria di sviluppo sostenibile. E l’Italia non è rimasta indietro. Secondo l’ultimo rapporto sulla RSI della Fondazione Sodalitas, nata nel 1995 per promuovere il ruolo sociale e non solo economico delle aziende, ad oggi l’80% delle imprese italiane con oltre 80-100 dipendenti si impegna concretamente in iniziative a scopo sociale arrivando a investire 1 miliardo e 122 milioni di euro nel 2015.

Un ulteriore input è arrivato dalla legge di Stabilità 2016, in cui è stata introdotta la possibilità di costituire una Benefit Corporation, ovvero un’azienda che per statuto si impegna a rispettare alti standard di responsabilità e trasparenza verso tutti gli stakeholders senza per questo compromettere competitività e profitti.  Anzi, secondo Robert Shiller, Nobel 2013 per l’Economia, “Le Benefit Corporation sono aziende che hanno un doppio scopo e avranno risultati economici migliori di tutte le altre aziende.”

L’Italia è la prima nazione al mondo dopo gli USA a recepire questa novità, che appare la naturale evoluzione di quella tradizione fatta di grandi e piccole imprese, guidate da imprenditori lungimiranti come Olivetti, Pirelli, Ferrero e molti altri meno noti, che concepivano l’industria come “stato sociale”.

using business as a force for good
“Usare il business non solo per essere le migliori al mondo ma per il mondo” (www.bcorporation.eu)

Si chiede dunque oggi al mondo dell’impresa un impegno per un cambiamento profondo nel rapporto con gli altri attori sociali.

Si chiede ai nuovi leader la capacità di armonizzare una strategia che punti a innovazione e competitività ma anche alla creazione di un valore diffuso e sostenibile non solo per gli shareholders, i dipendenti, i fornitori e i consumatori diretti ma anche per il pianeta, per la comunità globale e per le generazioni future.

di Barbara Santoro Managing Director The Shenker Method, Consigliere di ASFOR e Consigliere di Anima per il sociale nei valori di impresa Articolo tratto da L’Impresa, mensile di management de Il Sole 24 ORE